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lunedì 5 settembre 2011

Compagno Eroe

© di Natale Figura

   1917, dal diario di un Bolscevico: “La rivolta contro lo Zar era stata al momento sedata a colpi di sciabola e quasi cento compagni arrestati erano stati condotti al Carcere Saratov sul Volga”.

   Nella sala interrogatori del carcere, come veniva chiamato quell’ambiente dedicato alle torture dei prigionieri politici, quattro rivoltosi erano appesi per i polsi.
   «Più forte, porco D...» gracchiava il Direttore ai militi che flagellavano i malcapitati. Godeva delle loro strazianti grida di dolore. Inframmezzava domande ai colpi di frusta, senza peraltro attendere risposte, pago solo dei gemiti e degli acuti lamenti. Ma adesso, dopo quasi un’ora di lavoro, la cosa gli era divenuta monotona... Ordinò una pausa e fece slegare il più anziano facendolo porre sul bancone centrale, mani e piedi ammanettati ai quattro vertici.                                           
   Ora sì che si sarebbe divertito, pensava sadico ridacchiando.
   Con un rasoio tagliò via i pochi stracci che quello ancora indossava.

   Con sguardo assatanato prese da uno scaffale una bottiglietta di un liquido verdastro e con un sadico ghigno di soddisfazione si avvicinò al tavolo.

    «Come ti chiami?» Articolò senza interesse alla risposta. «Chi sono i tuoi Capi? Dove vi riunite?» Rivolse a valanga le domande al soggetto che si torceva urlando di dolore mentre gli stillava sul torace, sull’addome e sui genitali scoperti gocce di quel liquido ustionante. Dalla bocca rivoli di bava gli scendevano mentre torturava l’infelice.
   Gli altri prigionieri, appesi come sanguinolenti quarti di bue seguivano terrorizzati la scena: sapevano bene che sarebbe toccato anche a loro e non nutrivano speranze... quelle erano le loro ultime ore di vita.

   Non parlare, morirai comunque. Non tradire la causa!” ordinò mentalmente a se stesso il vecchio bolscevico. Sapeva che non avrebbe retto ad altre torture e allora con forza si tranciò coi denti la lingua, preferendo soffocare nel suo stesso sangue.

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